01 - I nodi

 indice del modulo  materiali

 

Calendario

Moduli

Verifiche

Bibliografia

Bacheca

Forum

__________________

Project designer
Monica Banzato

Web Master
Domenico Corcione

 

La concezione antropologica
La concezione che Bruner ha dell’uomo viene da lui stesso inscritta in uno Strumentalismo evoluzionistico che dichiara un debito preciso tanto nei confronti dello Strumentalismo di J.Dewey quanto della tradizione evoluzionistica del pragmatismo americano.

Alle radici del pensiero di Bruner: evoluzione, vita, ambiente, uomo
Punto di partenza per il nostro discorso è, ovviamente, il concetto di vita.
"Il problema della natura e delle caratteristiche della vita è il più grave e difficile. Scienziati e filosofi, da tempo immemorabile, na hanno cercato la soluzione. La biologia generale è quella disciplina che cerca di desumere dallo studio dei singoli fenomeni vitali i princìpi generali e comuni a tutti, per tentare una definizione generale e sintetica della vita. Non possiamo dire di avere un'unica definizione breve, completa, soddisfacente dei fenomeni vitali. Possiamo però indicare alcune caratteristiche comuni a tutti i viventi. Innanzi tutto dobbiamo dire che vita è un termine astratto, e che in pratica abbiamo sempre a che fare con determinati organismi, con singoli individui viventi."

La medaglia dell'evoluzione ha due facce
La medaglia, si direbbe, ha due facce, e nessuna delle due esisterebbe senza l'altra, né la medaglia esisterebbe senza entrambe. Alla base, vi è l'idea genericamente enunciabile come la sopravvivenza del più forte, nel senso di più adatto. Ma più adatto a che cosa? Tra i molti equivoci che si sono indebitamente lamentati dal secolo scorso in poi sull'Evoluzionismo Darwiniano, oltre allo scorretto riduzionismo del culturale al biologico, c'è anche il modo disorientato e disorientante di individuare in tale "forza" evolutiva un carattere premiale. A ben vedere, tutto si riduce alla capacità di arrivare all'età della riproduzione, e a riprodursi: l'ambiente seleziona, tra tutti gli individui di una specie, quelli più adatti a riprodurvisi, premiandone i caratteri e sopprimendo tendenzialmente gli altri individui; ed i caratteri ereditari tra quelli posseduti dai più adatti tendono a fissarsi nelle generazioni successive. Ha così luogo l'evoluzione biologica: la natura avanza proprio grazie a quegli individui che meglio si adattano all'ambiente (ed ai suoi mutamenti), e sulla soppressione degli individui della stessa specie o dei loro embrioni che sono meno adatti a riprodurvisi; e questi ultimi possono anche costituire una larga maggioranza.

Il Pragmatismo
Fondatore del Pragmatismo è stato Charles Sanders Peirce (1839 - 1914); suoi esponenti di spicco negli Stati Uniti sono stati William James (1842 - 1910). Georg Herbert Mead (1836 - 1931) e, quel che più ha dato nel campo dell'educazione e della democrazia, John Dewey (1859 - 1952). Vi sono delle differenze di intonazione e di campo d'indagine tra i quattro studiosi, tanto che per il primo si parla di Pragmatismo Logico, per il secondo di Empirismo Radicale, e per Dewey di Strumentalismo. Queste non dovrebbero però far perdere di vista la base teoretica unitaria, che era molto salda.

La massima pragmatica
Nel saggio "Come rendere chiare le nostre idee", Peirce enuncia quella che sarà la famosa "massima pragmatica". Secondo Peirce la "primissima lezione che abbiamo diritto di chiedere che la logica ci insegni è come rendere chiare le nostre idee". Per far questo Peirce comincia ad analizzare il dubbio; in esso noi siamo o immediatamente coscienti o mediatamente coscienti: ci sono, così elementi 'presenti ad ogni istante finché durano, mentre ci sono azioni che coesistono in una successione di sensazioni". Il pensiero è da intendersi non come una unità fra le sensazioni, ma come unità nel produrre una credenza.

Williams James: la nascita del pragmatismo ufficiale
La sua prima tendenza fu quella positivistico-spenceriana. James si proponeva di portare la psicologia al livello di scienza naturale e a Spencer riconobbe il merito di aver aperto il cammino alla psicologia scientifica. Wright gli fece notare però quanto "deterministico" e "aprioristico" fosse l'evoluzionismo spenceriano, dal quale James ben presto si distaccò, rifiutando la riduzione "monistica" del problema della psicologia: riduzione di stampo metafisico piuttosto che scientifico.

J. Dewey e l'educazione progressiva
La nostra fiducia va dunque  nella direzione del messaggio del pragmatismo americano, e che poi con John Dewey ha avuto la sua concretizzazione pedagogica altissima anche in questo secolo. Fiducia nell'educazione progressiva. Ed altresì fiducia nelle radici più autentiche dell'Attivismo Pedagogico così come esso si è storicamente sviluppato in Europa. Ci si riferisce, per rigore e precisione, proprio alla corrente di pensiero e di lavoro che aveva di fronte Pierre H. Bovet (1878 - 1965) quando, sul finire degli anni '10, coniò il termine; termine ripreso poi da Adolphe Ferrière (1879 - 1960) negli anni seguenti anche a proposito delle cosiddette èçoles nuovelles; e non in sue riletture italiane del secondo dopoguerra.
In effetti Dewey, teorico di base dell'Attivismo pedagogico "storico", non prestava attenzione tanto e solo ad un attivismo generico e purchessia, quanto ad una pedagogia che si qualificava mediante strumenti concettuali di fondo quali quelli di continuità e di interazione.

Predisposizione ad apprendere e organizzazione delle conoscenze: il progetto uomo
Le chiavi concettuali sono rappresentate dall'idea di "homo sapiens" e da quella di "homo faber": non ha importanza in questa sede entrare nell'analisi sottile dell'una o dell'altra connotazione della specie umana, nè del livello di corrispondenza tra l'una e l'altra. Ciò che per noi è determinante è che la specie uomo presenta simultaneamente entrambe le connotazioni. L'uomo è tale, con le sue particolarità nei riguardi di tutte le altre specie viventi, in quanto è l'unico capace di evoluzione culturale. Mancando questa, è solo un animale come gli altri, e non avrebbe alcun fondamento nè senso parlare di educazione, o di didattica di qualsiasi materia (ed in particolare, di quelle tanto care a certi pedagogisti anti - scientifici del passato, che venivano da loro definite "umanistiche" con una millantata esclusività che è ormai chiaramente fuori luogo). Si potrebbe parlare solo di imprinting alla nascita, e successivamente di addestramento, forse. E ricordiamo che anche qui sta lo specifico della pedagogia: l'esistenza di un suo oggetto specifico, l'uomo educabile.

L 'albero dell'evoluzione e la centralità del problema della mente rispetto alla formazione
Se la mente può essere definita come qualcosa che ha delle esperienze tipiche, che cioè pensa ad eventi o a oggetti che sono lontani nel tempo e nello spazio dal flusso immediato delle sensazioni; se un'intenzione implica immagini mentali di eventi futuri in cui il soggetto immagina se stesso come partecipante; e se la presenza di immagini mentali e il loro impiego per regolare il comportamento forniscono una definizione pragmatica della coscienza, i dati della psicobiologia indicano l'impossibilità di negare un approccio unitario al problema evolutivo e culturale della specie. Di conseguenza non è più possibile sostenere un atteggiamento dualistico nel confronti del problema mente- cervello -corpo.

La predisposizione ad apprendere come fattore genetico-evolutivo
Questo tipo di comportamento può essere assimilato ad una serie di altre capacità complesse che attraverso l'uso dei processi di generalizzazione o la formazione di schemi simbolici permettono all'animale di adattarsi all'ambiente con comportamenti estremamente sofisticati.

L'organizzazione della conoscenza: il bisogno di costruire scale gerarchiche
L'unicità della mente umana, la separazione tra mente e cervello, tra materia e spirito, il cosiddetto salto dialettico del cervello umano, ha rappresentato un terreno di convergenze, spesso sorprendenti, tra spiritualisti e marxisti, tra i fautori dello spettro nella macchina ed i sostenitori della macchina come prodotto essenzialmente storico, come puro frutto di tensioni dialettiche.

 

[torna su]