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02 - Secondo tema |
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Secondo tema: influenza della cultura sul modellarsi dello sviluppo Secondo Bruner tale sviluppo ha luogo attraverso un processo che va tanto dall’interno verso l’esterno quanto dall’esterno verso l’interno del soggetto umano. Tale processo consiste nello sviluppo di amplificatori delle capacità motrici, sensitive e riflessive trasmesse da una cultura. Diverse culture forniscono amplificatori diversi in epoche diverse della vita del fanciullo : cioè il processo dello sviluppo umano non procede parallelamente nelle diverse culture, e tuttavia è legittimo riscontrare alcune uniformità, nonostante le differenze, nello sviluppo delle diverse culture umane. Ciò significa semplicemente che lo sviluppo cognitivo è inconcepibile senza la partecipazione ad una cultura ed alla sua comunità linguistica. Lo studio della mente o dei meccanismi di pensiero ha riscosso nel corso dei secoli un interesse sempre crescente. Aristotele propose per primo delle regole per identificare la produzione di processi inferenziali formalmente corretti, ponendo in questo modo i primi fondamenti della logica formale. Da questo momento in poi si è aperto però un grande problema di rapporto tra pensiero e logica. Cos'è in effetti la logica nei riguardi del pensiero? Un modello ideale di corretto funzionamento verso cui esso deve rivolgersi? In questo caso il pensiero dev'essere ritenuto imperfetto rispetto alla logica, e allora bisognoso, per meglio organizzarsi, di aderire alle prescrizioni di questa. Oppure la logica proprio perché prodotta dal pensiero stesso, deve ritenersi solo uno dei suoi modi di funzionamento; e quindi, come tale, molto limitata rispetto al potenziale sviluppo complessivo del pensiero stesso? Chiunque pensi alle produzioni del pensiero in ambito artistico, o in ogni altro settore creativo, può riscontrare che non esiste alcun intervento diretto da parte della logica formale. Comunque sia, per molti anni la logica è rimasta l'unico genere di descrizione dei meccanismi di processo del pensiero umano. In epoche molto più recenti si è assistito invece ad una ricerca sul comportamento dell'uomo, quindi sul pensiero in senso lato, che si è basata sull'indagine motivazionale avvalendosi forse dell'unico metodo possibile in questo settore :l' indagine introspettiva. L'introspezione però non può essere considerata un metodo veramente scientifico perché è vago l'oggetto di indagine e perché comunque le sensazioni interne non sono confrontabili o quantificabili Così, logica da un lato e psicologia dall'altro, studio della razionalità e studio delle pulsioni, sono sembrate procedere, fino ad almeno i primi anni di questo secolo, in maniera del tutto autonoma e separata. Fu proprio il desiderio di oggettività nell'indagine di tipo psicologico che rese possibile l'avvento del comportamentismo. Secondo questo tipo di impostazione metodologica l'unico oggetto possibile per una psicologia scientifica è costituito dal comportamento manifesto. Artefice di questa rivoluzione fu John Broadus Watson che nel 1913 pubblicò un articolo-manifesto intitolato La psicologia secondo i comportamentisti. Merito del comportamentismo fu quello di aver ricondotto l'osservazione psicologica ai soli aspetti riproducibili, osservabili e misurabili: gli stimoli da un lato e le reazioni ad essi corrispondenti dall'altro. Ad esempio, una osservazione condotta secondo i canoni del comportamentismo osserva il legame diretto tra visione e percezione olfattiva del cibo (stimolo) da un lato, ed aumento repentino della salivazione (risposta) dall'altro. Null'altro. Ma appannaggio di questo tipo di psicologia furono inevitabilmente le associazioni stimolo-risposta più semplici. L'accesso interpretativo ai comportamenti più complessi presentava invece un prezzo da pagare: occorreva formulare l'ipotesi di una serie di catene interne latenti di stimoli e risposte prima che fosse possibile osservare una risposta esterna finalmente evidente. Questo in un certo senso forzava i canoni di osservabilità voluti dalla teoria. Questi archi riflessi furono considerati mediazioni interne di tipo fisiologico, cioè azioni nervose-reazioni muscolari. Tuttavia, com'è facile intuire, la loro osservazione risultò sempre piuttosto problematica. Ma nel settembre 1948 si tenne nel campus del California Institute of Technology un convegno importantissimo, indicato da molti esperti come l'effettivo atto di nascita della scienza cognitiva: L'Hixon Symposium. Uno degli interventi più apprezzati fu quello dello psicologo Karl Lashley, il quale osservò che in comportamenti complessi come suonare uno strumento musicale o parlare non è concepibile un'elaborazione sequenziale a catena così come veniva proposta dal comportamentismo. L'esecuzione di un brano musicale è solitamente troppo veloce perché vi sia il tempo necessario alla retroazione, cioè perché sia la nota precedente a fungere da stimolo necessario per la produzione della nota successiva (risposta). Nella produzione del linguaggio i lapsus linguae, cioè le anticipazioni di parole che dovrebbero comparire solo molto più avanti nello sviluppo della frase, attestano che non è vero che esiste uno sviluppo elaborativo di tipo sequenziale. Esistono più verosimilmente, secondo Lashley, dei piani generali d'azione che coordinano delle azioni più specifiche. Un ulteriore passo in avanti, prodotto dalla nascente scienza cognitiva, è stato il ripensamento sulla natura di quanto avviene all'interno dell'uomo una volta ricevuto lo stimolo. Tolti i vincoli fisiologici legati ad esigenze di osservazione misurazione diretta degli effetti, si sono potute concepire in modo diverso anche le "operazioni" interne. Queste sono concepite adesso come vere e proprie operazioni di calcolo mentale. Questa nuova visione analitica del pensiero dell'uomo può essere riassunta dal seguente schema generale: | input | | elaborazione | | output (stimolo) dell'informazione (operazioni mentali) (risposta) L'analisi di quanto avviene nella fase di elaborazione dell'informazione (fase interna) è un tipo di indagine che può essere condotta nell'ambito di sei discipline differenti: filosofia, psicologia, neuroscienza, antropologia, intelligenza artificiale, linguistica. Ognuna di esse è potenzialmente interessata a decodificare la natura e la tipologia di operazioni impiegate in un determinato processo elaborativo. Queste operazioni possono essere tra le più varie possibili. In molti casi la loro individuazione e la loro descrizione non genera alcun problema. Karl Lashley aveva ragione nell'affermare che esistono dei piani generali di livello superiore che - ora sappiamo - dipendono esclusivamente dal compito da eseguire, che coordinano dei livelli inferiori, più specifici, di azioni le quali sono invece maggiormente legate alle caratteristiche del mezzo preposto all'esecuzione. La moderna scienza cognitiva si basa sull'assunto teorico, più volte dimostrato, che sia possibile l'individuazione, per certi comportamenti o per certi compiti, di tutte le operazioni che, una volta coordinate, ne consentono l'esecuzione o l'espressione. L'analisi e l'individuazione di queste operazioni può essere condotta da ognuna delle diverse discipline che compongono la scienza cognitiva; il settore di competenza varia naturalmente in base al compito per cui viene proposta l'analisi. Siamo quindi giunti al punto cardine della teoria cognitivistica: qualsiasi cosa o persona fosse in grado - mediante i propri meccanismi interni di attuazione, qualunque essi siano - di esprimere l'insieme coordinato di operazioni così com'è espresso da un diagramma di flusso, per l'esecuzione di una determinata prestazione, dimostrerebbe di possedere in quell'ambito un comportamento intelligente. Il livello più alto di coordinamento tra operazioni - indipendente, come si è detto, dai livelli inferiori che riguardano il mezzo o il metodo di esecuzione - è il livello mentale: quello cioè che esprime l'intelligenza. Appaiono ora chiare due cose: la prima è che l'intelligenza non dipende per nulla dal mezzo che la esprime o la supporta. In riferimento ai computer, si può ritenere che l'intelligenza risieda nel software piuttosto che nell'hardware. La seconda è che non esiste un'intelligenza generica, così come non esiste un software che sia in grado di esprimere prestazioni generali, ma esistono piuttosto software specifici per specifiche prestazioni nella stessa misura in cui lo sono le diverse intelligenze. Si parla così per le macchine di software specifici o di pacchetti applicativi, e per l'uomo di intelligenze multiple. Esiste una teoria - detta per l'appunto teoria della computabilità - secondo cui un fenomeno è da ritenersi computabile non appena si sia riusciti ad individuare il suo algoritmo di funzionamento. Così, certi fenomeni fisici vengono ritenuti computabili non appena si siano identificate l'insieme di relazioni matematiche in grado di descriverli. Sono ad esempio computabili tutti i fenomeni di tipo meccanico. Sono in ugual misura computabili molti comportamenti prodotti dall'uomo. A livello produttivo sono computabili tutti quei processi in cui le macchine possono sostituire l'uomo, ad esempio ciò avviene per la quasi totalità del processo di produzione di un'automobile. Infatti è possibile descrivere, mediante uno specifico diagramma di flusso, la procedura di costruzione ed assemblamento dei mezzi meccanici. Per altri tipi di fenomeni si riscontrano invece delle complicazioni. Ad esempio non è semplice individuare e descrivere le operazioni realmente implicate nei fenomeni di uso del linguaggio e nei fenomeni di visione, cioè nei processi di riconoscimento di frasi e oggetti prodotti a partire da informazioni contestuali. Lasciamo per il momento da parte ogni considerazione di merito sul perché di questa difficoltà, dato che esistono comunque alcuni metodi che tentano un'identificazione delle operazioni mentali implicate in questo genere di prestazioni. Mediante questi metodi non si individuano le operazioni reali che sono alla base della prestazione, ma solo alcune regole generali che ne descrivono il funzionamento. Per originare questo tipo di descrizione è sufficiente sostituire le operazioni e gli stati di un diagramma di flusso con una descrizione un po' più generale di regole e di situazioni, per conservare l'impianto concettuale che caratterizza la scienza cognitiva. Fu questa l'intuizione di Bruner. Sono molti gli autori che si richiamano all'impostazione teorica della scienza cognitiva e che indagano per ricostruire le operazioni funzionali che sono alla base dei comportamenti intelligenti. La teoria dell'insieme di regole poste ed interpretate come vere e proprie operazioni mentali appartiene ad uno degli autori oggi forse più noti di questa scuola di pensiero: Howard Gardner.
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