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03 - Moebius |
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Moebius - La donna: "la deficiente mentale" Nel quadro della ricerca scientifica relativa alle differenze sessuali compaiono, dalla metà del Settecento alla fine di quel secolo, le prime rappresentazioni dello scheletro femminile[1], in cui gli scienziati dell'epoca concentrarono le loro osservazioni sul rapporto tra il cranio e il bacino. Sebbene gli anatomisti tentassero di rappresentare la natura con precisione - ci racconta Londa Schiebinger, studiosa americana e autrice di un breve saggio sulle prime rappresentazioni dello scheletro femminile del XVIII secolo - crearono, in realtà, delle idealizzazioni del corpo umano, gravate di valori culturali. I disegni degli scheletri femminili e maschili nel diciottesimo secolo non rappresentavano semplicemente le ossa del corpo maschile e femminile, ma servivano anche a produrre e riprodurre gli ideali di mascolinità e femminilità. […] Gli anatomisti concentrarono l'attenzione sulle differenze sessuali nei crani e nei bacini - su quelle parti del corpo che dovevano diventare politicamente significative per la condizione della donna. La rappresentazione del cranio femminile più piccolo doveva fornire la misura oggettiva delle inferiori capacità intellettuali delle donne. Questa misura scientifica della «ragione naturale» inferiore delle donne, fu usata per giustificare l'esclusione delle donne dalla sfera pubblica del governo e dal commercio, dalla scienza, dal sapere. D'altro lato, il bacino femminile più grande, servì a dimostrare che le donne erano naturalmente destinate alla maternità, alla sfera limitata del focolare e della casa. [...]"[2] L'indagine anatomica sulla struttura dello scheletro femminile fu destinata a fornire "dati scientifici" agli scienziati del XIX secolo. E poiché s'era nel frattempo fatta strada che "quello che la natura spende da una parte è costretta a risparmiare dall'altra" (in virtù di una legge biologica formulata da Spencer[3] sull'organismo come sistema energetico chiuso), ciò avrebbe portato, per questa strana legge compensativa, al fatto che il bacino delle donne si sarebbe ristretto se avesse dedicato un impegno alle attività intellettuali. Il cranio avrebbe subìto delle modifiche a scapito del bacino, e poiché lo scopo fondamentale delle donne era quello di procreare, si doveva tenere il più possibile lontano le donne dallo studio. Si arrivò, di osservazione in osservazione e di conclusione in conclusione, alla fine dell' Ottocento, al convincimento secondo cui lo sviluppo dell'intelligenza era inversamente proporzionale alla prolificità. Per natura, dunque, e non per condizioni storiche, la donna - si disse - che tanta energia spende nella maternità "fu e sarà meno intelligente dell'uomo"[4]. Quelle meticolose osservazioni portarono la comunità scientifica a decretare l'inferiorità intellettuale della donna, rispetto all'uomo, come un assunto. Nonostante la scienza dell'ottocento - sostiene Fernanda Minuz - non avesse le basi sperimentali per dimostrare che la forma e la struttura del cervello determinasse la capacità del pensiero, i medici ritenevano che i dati osservativi e la corrispondenza tra i prodotti intellettuali con i dati anatomici, fossero presupposti sufficienti per affermare che la donna fosse inferiore intellettualmente.[5] La strada era ormai segnata da scienziati che giuravano di non aver alcun pregiudizio sulle donne e che i loro dati erano frutto di attente e meticolose osservazioni: se lo sviluppo del bacino era in assoluta opposizione allo sviluppo del cranio, lo sviluppo dell'apparato genitale era in assoluta opposizione con lo sviluppo mentale. Se gli scienziati affermarono questo, medici ed educatori sostennero che l'istruzione poteva essere dannosa per le donne e che un eccessivo sviluppo del cervello avrebbe "atrofizzato" l'utero. Nelle due opere fondamentali dello scienziato tedesco Moebius[6], una Sulla debolezza fisiologica e intellettuale delle donne e l'altra su L'inferiorità mentale della donna, troviamo una sequenza impressionante di affermazioni che entreranno a far parte non solo di una letteratura scientifica ma soprattutto di una cultura diffusa e di un modo di pensare. Dopo tutto, la deficienza mentale della donna non solo esiste, ma per di più è necessaria; non soltanto è un fatto fisiologico, ma è altresì un postulato fisiologico. Se noi vogliamo una donna, la quale possa adempiere bene al suo compito materno, è necessario ch'essa non abbia un cervello mascolino. Se si potesse far in modo che le facoltà femminili raggiungessero uno sviluppo uguale a quello delle facoltà degli uomini, ne verrebbero atrofizzati gli organi materni e noi ci troveremmo d'innanzi un repugnante e inutile androgino. Una soverchia attività mentale, infatti, fa della donna una creatura non solo abnorme, ma anche malata […] E' evidente che il fenomeno fondamentale sta in un antagonismo fra l'attività cerebrale e la procreazione. Le due funzioni sono intimamente connesse, ma quanto più l'una prende il sopravvento, tanto più l'altra ne soffre.[7] Ho trovato spesso nelle donne di statura media una circonferenza del cranio di 5I cm. Questo fatto non si riscontra negli uomini psichicamente normali, ma soltanto in malati: deficienti, idioti. Il Rudinger […] parla di un tipo di cervello «simile al tipo che si riscontra nelle bestie». Molte caratteristiche femminili sono connesse a cotesta simiglianza con le bestie; anzitutto, la mancanza di giudizi propri. Come gli animali, da tempo immemorabile, [le donne] agiscono sempre alla stessa guisa, così il genere umano sarebbe rimasto nel suo stato originario se non fossero esistite altro che le donne. Ogni progresso è opera dell'uomo. Perciò la donna gli grava addosso come un plumbeo peso. La loro morale è soprattutto morale di sentimento o una rettitudine incosciente; la morale che deriva dal ragionamento è loro inaccessibile e la riflessione non fa che renderle peggiori. Se la donna non fosse fisicamente e mentalmente debole, […] essa sarebbe un essere altamente pericoloso. La lingua è l'arma delle donne, poiché la loro debolezza fisica impedisce loro di lottare con le pugna, la loro debolezza mentale le obbliga a rinunziare alla prova dei fatti, per cui non resta loro che la piena delle parole. […] Il ciarlare arreca alle donne un infinito piacere, è il vero sport femminile. Ciò si può spiegare, forse, pensando ai giuochi che gli animali fanno per esercizio. Il gatto si slancia contro la pallottola di carta e si esercita così per la caccia al topo; la donna si esercita, vita natural durante, nella lingua, per trovarsi sempre agguerrita nelle battaglie a parole. […] poiché le donne sono nature pieghevoli e pazienti, si comprende bene come esse posseggano così le prerogative per diventare scolare modello. […] Il nostro giudizio relativamente favorevole circa la capacità a comprendere trova ora il suo contrapposto nella constatazione dell'assoluta sterilità mentale della donna. Il punto più alto cui si può giungere sta in ciò che una donna si dimostri tanto buona scolara, da conservare, nel senso appreso dal maestro, il metodo da lui imparato. Invece, il creare, l'inventare nuovi metodi riesce impossibile alla donna. Essa non può, per così dire, diventare maestro, in quanto maestro è colui che inventa qualche cosa. […] l'aspirazione verso nuovi orizzonti, la fantasia e la sete di nuove cognizioni servirebbero soltanto a rendere la donna irrequieta e intralcerebbero il suo compito materno […]. Proporzionalmente alla diffusione della «civilizzazione» diminuisce la procreazione, quanto migliori divengono le scuole, di tanto peggiori diventano i puerperî e tanto più scarsa si fa la secrezione del latte, insomma, tanto più inadatte alla loro funzione diventano le donne. Il Lombroso, il quale volentieri trae esempi dal regno animale, sostiene che in tutta la scala zoologica, l'intelligenza sta in proporzione inversa della prolificità […] […] io credo che sia molto più importante per i medici che essi si facciano un chiaro concetto del cervello, ossia dello stato mentale della donna, che essi comprendano bene il significato e il valore della deficienza mentale della donna, e che essi mettano in opera ogni loro possa per combattere, nell'interesse del genere umano, le tendenze contro-natura dei femministi. Si tratta qui della salute della massa che vien compromessa dalle perversioni delle «donne moderne». La Natura è una inflessibile Signora e punisce con pene severe le infrazioni alle sue leggi. Essa ha stabilito che la donna deve esser madre ed ha concentrato tutte le sue forze verso questo scopo; quando la donna viene meno al suo obbligo verso la specie e vuole viversi la sua vita «individuale», essa viene colpita come da una maledizione. Quindi, noi, medici, dobbiamo assumerci la missione di ben consigliare e di ammonire a questo proposito; l'avvenire verrà a chiederci ragione del nostro operato. E, invero, […] assisteremo intanto tranquillamente al maltrattamento che vanno facendo del loro cervello? Infatti la Natura non solo è stata per la donna più avara di doti mentali, ma per di più ha disposto in modo che la donna le perda più presto che l'uomo. Anche nelle donne, le quali si son conservate bene nei primi anni di matrimonio, dopo pochi parti non tarda a comparire il decadimento e, come se ne vanno la bellezza e le forze fisiche, così regrediscono anche le facoltà mentali, e le donne, come si dice molto volgarmente: rimbambiscono. Spesso il fatto sfugge all'osservazione, o, per lo meno, non reca disturbo, poiché le qualità così dette di sentimento restano inalterate, e, nella vita comune, dalla donna, di solito, non si pretende nulla dal punto di vista intellettuale. Ma un attento osservatore non si lascia ingannare e bene spesso egli si avvede del sopraggiungere di questo affievolimento. […] noi possiamo paragonare le donne a un battaglione che deve tener fronte a ripetuti assalti del nemico, che, nel nostro caso, è il tempo. Alcune cadono alla prima scaramuccia, ossia diventano deficienti dopo alcuni anni di matrimonio, altre si tengon su più a lungo, ma alla fine sono sconfitte, sia diventando sciocche, sia disseccandosi sotto forma di vecchie zitelle stravaganti. Tutto questo Moebius lo faceva emergere dai suoi "metodi clinici", scientificamente "corretti" che portavano a "dati inconfutabili". Ne era talmente convinto, che si era pure permesso di dire: Se noi riteniamo necessario di mettere in luce come la donna sia mentalmente deficiente rispetto all'uomo, non per questo crediamo di aver detto qualche cosa di pregiudichevole per la donna.[8] Per questi campioni del pregiudizio "la scienza, prima che teoria, era anzitutto rigorosa raccolta dei dati osservativi", come ebbe a sintetizzare una volta il medico e antropologo Mantegazza. Ma non si creda che oggi si possa tranquillamente essere immuni da una logica pregiudizievole. Anzi, le ricerche sulle differenze biologiche dei cervelli maschili e femminili, che fanno uso di un alta specializzazione e sofisticazione degli strumenti di osservazione, rischiano di produrre altrettanti, anche se diversi, pregiudizi. L'antropologa Ida Magli, che studia da anni le questioni relative alla differenza culturale femminile, è molto critica nei confronti delle ricerche che sostengono le differenze su base biologica. Lei sostiene in un'intervista[9] che Gli indirizzi più recenti della biologia ci dicono che c'è una stretta dipendenza tra ambiente esterno e specializzazioni neuronali. Non si tratta di affermazioni di parte: gli studi di uno scienziato come Gerald Edelman lo dimostrano. In secondo luogo. ormai si sa - e anche qui posso farmi scudo del nome di uno scienziato maschio: Oliver Sacks - che anche le localizzazioni encefaliche che si ritenevano predisposte a un certo tipo di attività si modificano sulla base della necessità. Che cosa vuol dire con questo? Che l'attività encefalica è talmente complessa che non si può studiarla in maniera esaustiva. e che spesso le conclusioni che si tirano da ricerche parziali sono molto rozze, per non dire di peggio. Di peggio? Sì, perché certe ricerche e certi risultati che si presentano come sconvolgenti non fanno che riproporre vecchie convinzioni: che le bambine sono più precoci nel linguaggio, che i maschi sono più portati alle scienze, che le donne sono più attente ai particolari. E non potrebbero essere delle effettive differenze che partono dal cervello? Non è quello il punto. Prendiamo la maggiore capacità delle donne a cogliere il significato di certe espressioni del viso, la loro reattività alle fisionomie. Certamente è vero, e sicuramente ce ne sarà un riscontro cerebrale. ma significa che le donne sono state costrette da sempre a un'estrema attenzione del vissuto intorno a loro. che dovevano decifrare in base alle emozioni e non a strumenti culturali che non avevano. Voglio dire che l'attitudine è stata determinata da un allenamento socioculturale, da una precisa stimolazione dell'ambiente. Tant'è vero che questa attitudine a cogliere gli aspetti visivi non si è poi tramutata per le donne nella possibilità di diventare grandi pittori. E le stimolazioni dell'ambiente costituiscono una vera eredità. […] La mia paura [però] è che, siccome sono state messe in moto certe attività neuronali nelle donne e certe altre negli uomini attraverso un'azione di secoli e secoli, adesso ci sia una specializzazione neuronale diversa che venga considerata un dato naturale e irreversibile. Mentre non è affatto così. […] Dunque la ricerca scientifica non fa bene a insistere sul tema della diversità maschile-femminile? La scienza per capire un fenomeno comincia sempre con lo studiare le diversità. All'interno delle differenze si cercano poi i fenomeni simili. Quando, però, questo atteggiamento si trasferisce sugli esseri umani, può esserci un'interferenza indebita: sulla ricerca si riversano più o meno inconsapevolmente aspettative, paure. nonché una certa volontà di colpire l'opinione pubblica con rivelazioni. C'è un atteggiamento ricorrente e specifico della scienza quando si tratta di donne? E' difficile dire se le tendenze della ricerca siano consapevoli o inconsapevoli. E' evidente, però, che le donne pongono un problema. Il femminismo non si è reso conto di quanto fosse radicale - molto più della rivoluzione francese o di quella industriale - il cambiamento che stava proponendo. Se cambia la posizione della donna, cambia l'assetto del mondo. Per questo, per rimettere ordine e sfuggire a questo cambiamento, molti sperano di trovare delle differenze biologiche che chiudano la partita.
[1] "Una delle prime riproduzioni dello scheletro femminile comparve in Inghilterra nel 1733 (William Cheselden), due comparvero in Francia nel 1753 (Pierre Tarin) e nel 1759 (Genéviève Thiroux d'Arconville) e una in Germania nel 1797 (Samuel von Soemmering)." Cfr. Londa Schiebinger, "Politica sessuale. Le prime rappresentazioni dello scheletro femminile nell'anatomia del XVIII secolo", in Memoria. Rivista di storia delle donne, nn. 11-12, 1984. [2] Ibid. pp. 149-151. [3] Herbert Spencer (1820-1903), filosofo inglese. [4] Cfr. Paolo Mantegazza, Fisiologia della donna, Treves, Milano 1891, p. 190. [5] Cfr. Fernanda Minuz, Femmina o donna, in Valeria Babini, Fernanda Minuz, Annamaria Tagliavini, La donna nelle scienze dell'uomo, F. Angeli, Milano 1989, p. (il grassetto è mio) [6] Paul Julius Moebius, (1853-1907), medico e scienziato di Lipsia, fu direttore del Policlinico Neurologico dell'Albert-Verein. [7] La sterilità della donna intellettuale era un tema diffuso tra gli uomini di scienza alla fine dell'Ottocento; se ne trova eco anche in molti uomini di scienza italiani come Lombroso, Ferri, Mantegazza, Sergi e Ottolenghi, Chierici. Quest'ultimo, in particolare, prevedeva che le donne che avessero voluto affaticare il loro cervello togliendo così sangue e "fluido nervo" agli organi genitali, sarebbero state sicuramente colpite da "fibroma, cancro, scirro ed altri". Anche per lui la donna non poteva godere dei benefici dell'istruzione se non mettendo in pericolo la sua salute. Notizie esaurienti si trovano nel saggio di Fernanda Minuz, cit. "A Luigi Chierici - sostiene l'autrice - medico di orientamento cattolico e autore di scritti divulgativi in cui auspicava il «ritorno» ad un ruolo subordinato della donna nella famiglia, si deve il più radicale attacco, nella letteratura scientifica italiana di quell'epoca, ad ogni pretesa di «emancipazione […]». [8] I brani sono stati selezionati dall'opera di P. J. Moebius, L'inferiorità mentale della donna, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1978. L'opera era uscita in Germania nel 1900 col titolo Über den phisiologische Schwachsinn des Weibes e fu pubblicata in italiano per la prima volta nel 1904. Nel 1978, con il sottotitolo Una fonte del razzismo antifemminista, l'editore Einaudi ha voluto pubblicare una nuova edizione del libro. [9] L'intervista è apparsa su l settimanale "Panorama" del 31/3/1995. (L'intervistatrice è Elisabetta Rasy).
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