04 - L'allenamento all'osservazione

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L'allenamento all'osservazione

                       Il più popolare detective di tutta la letteratura mondiale, Sherlock Holmes, è un personaggio dotato di tutti gli attributi dell'intelligenza investigativa. La sua straordinaria capacità di osservazione dei particolari, come il laccio di una scarpa, le caratteristiche di un cappello o lo stato di usura di un capo di vestiario sul gomito, gli consente di dire cosa fa una persona, da dove viene, che professione fa, ed eventualmente se ha commesso un crimine.

            Il dottor Watson, che in realtà è Sir Arthur Conan Doyle[1], perché è lui che racconta le storie, fa vivere un personaggio che, pur nella sua genialità nell'investigazione, risente delle limitazioni scientifiche della propria epoca. Mentre sul piano sociale Holmes è un suddito della regina Vittoria e per lui il regno britannico è il migliore dei mondi esistenti, sul piano scientifico si identifica col pensiero del positivismo e il suo approccio deduttivo. L'uomo vittoriano e positivista è stato definito da un critico letterario, il narratore e saggista Giuseppe Bonura, "il detective a una dimensione" nel senso che "non si chiede mai in quale tipo di società è costretto a operare. Non si interroga mai, ad esempio, sui crimini che prende in esame, chiedendosi se sono frutto del male che è nella natura umana oppure del male che scaturisce dalla organizzazione di una determinata società."[2]

            Che Holmes sia un positivista puro lo si capisce, fra le altre cose, da due elementi decisivi: la considerazione delle donne e la questione dell'intelligenza. A quell'epoca infatti la scienza ufficiale, e in particolare la craniometria[3], stabilì che a grandezza della testa corrispondeva massa cerebrale e che a questa corrispondesse capacità intellettiva. Ovviamente le donne risultarono essere inferiori intellettualmente all'uomo per via che sul piano biologico il maschio della razza umana è mediamente più sviluppato dal punto di vista corporeo e per una legge, anch'essa biologica, della proporzionalità tra corpo e testa, la testa del maschio risulta essere più grande di quella della femmina. Data la premessa, ovvia la conclusione: l'uomo è più intelligente della donna.

            Per Sherlock Holmes le donne non valgono nulla. In tutti i suoi casi ce n'è una sola che stima, quella Irene Adler che si incontra nel racconto "Uno scandalo in Boemia". Perché? "... perché la signorina Irene - scrive Giuseppe Bonura - lo ha buggerato, e proprio nel terreno in cui Holmes è un genio deduttivo."

            Strettamente collegato alla scarsa considerazione delle donne, c'è l'altra questione relativa all'intelligenza. C'è un episodio che rivela quanto Holmes fosse caparbiamente convinto dei risultati craniometrici. Nel racconto "L'avventura del carbonchio azzurro" il dottor Watson osserva:

            «Sarò senz'altro molto stupido ma confesso che non riesco a seguirla. Per esempio, da cosa ha dedotto che si tratta di un uomo intelligente? »

            Per tutta risposta, Holmes si mise in testa il cappello che gli scese fino al naso. «E' una questione di volume», disse, «un uomo con una testa così grande deve possedere un cervello adeguato.»

            Il metodo osservativo di Sherlock Holmes è dunque viziato da una impostazione scientifica storicamente determinatasi, e tuttavia, se epurata dagli aspetti peggiori, si può ricavarne grande giovamento. Gli indizi, i segni, i dettagli consentono, con grande cautela, di far partire le indagini.

            Se si riflette per un momento, il metodo di Sherlock Holmes non è molto diverso né da quello del paleontologo Cuvier[4] né da quello di Freud[5]. Nel racconto di Conan Doyle "Cinque semi d'arancia", Holmes cita proprio Cuvier per indicare il modello dei suoi procedimenti di indagine. 

«Come Cuvier poteva descrivere esattamente un animale osservandone un singolo osso, così un osservatore che ha afferrato pienamente un anello in una serie di incidenti dovrebbe essere in grado di indicarne con precisione tutti gli altri, sia precedenti che successivi.»

            Quanto a Freud, lo studioso di semiotica Giovanni Manetti, allievo di Umberto Eco, ricorda che nel saggio di Carlo Ginzburg "Spie. Radici di un paradigma indiziario" viene sostenuta la tesi secondo la quale "la tecnica freudiana lavora sullo stesso tipo di metodo" di Cuvier e di Conan Doyle, "facendo emergere l'identità di una persona dai lapsus, dagli atti mancati, [dai sogni], da tutti i particolari marginali che sfuggono al controllo dell'individuo, un controllo esercitato al fine di 'costruire' una identità".[6]  Ciò che Cuvier, Conan Doyle e Freud fanno "è ricostruire non solo l'insieme (per così dire testuale) a partire da un particolare, ma anche ricostruire il codice in base al quale questo insieme può essere in qualche modo messo in relazione."[7]

                       Il paradigma indiziario, dunque, potrebbe diventare uno strumento concettuale interessante e promettente ai fini dell'investigazione educativa. Soffermiamoci pertanto su questo tipo di approccio prendendo in analisi i racconti di Conan Doyle, perché nelle analisi dei processi educativi potrebbe diventare utile non sottovalutare gli aspetti marginali, gli indizi, i dettagli, i segni che consentirebbero di ricostruire un intero quadro di eventi educativi. Immergiamoci per un po' dentro alcuni frammenti di episodi raccontati da Sir Arthur per cogliere quegli strumenti concettuali dell'investigazione poliziesca con l'intento però di farne tesoro per una efficace investigazione educativa.

                         "Lei vede, ma non osserva"

                [...]   Non fu molto espansivo. Raramente lo era; ma credo fosse contento di rivedermi. Senza aprire bocca, ma con un'occhiata cordiale, mi fece segno di accomodarmi in poltrona, mi lanciò la sua scatola di sigari e indicò un flacone di spirito e un gasogeno nell'angolo. Poi si fermò davanti al caminetto acceso osservandomi in quel suo strano modo introspettivo.

               «Il matrimonio le giova», osservò. «Credo che, dall'ultima volta che ci siamo visti, lei sia aumentato di sette libbre e mezza.»

               «Sette!», risposi.

               «Davvero? Avrei detto un po' di più, giusto un po', Watson. E vedo che ha ripreso a esercitare. Non mi ha detto che intendeva tornare a fare il medico.»

               «E allora come lo sa?»

               «Lo vedo, lo deduco. Come so che recentemente lei si è preso una bella inzuppata, e che ha una domestica molto trascurata e pasticciona! »

               «Caro Holmes, questo è troppo», esclamai. «Se fosse vissuto qualche secolo fa, sarebbe sicuramente finito sul rogo. E' vero che giovedì ho fatto una camminata in campagna e sono tornato a casa fradicio. In quanto a Mary Jane, è incorreggibile e mia moglie le ha dato gli otto giorni. Ciò non toglie che non riesco a capire come abbia dedotto tutto questo.»

               Ridacchiò, stropicciandosi le lunghe dita nervose.

               «E' semplicissimo», rispose. «Gli occhi mi dicono che nel lato interno della sua scarpa sinistra, il più esposto alla fiamma del caminetto, il cuoio presenta sei graffiature quasi parallele causate evidentemente da qualcuno che ha grattato molto malamente i bordi delle suole per toglierne il fango incrostato. Per cui, la mia doppia deduzione: primo, che lei è stato fuori casa col cattivo tempo, secondo che chi le lucida gli stivali è un esemplare particolarmente abominevole di ilota londinese. In quanto alla sua attività, se un distinto signore entra nella mia stanza odorando di iodoformio, con una macchia nera di nitrato d'argento sull'indice della mano destra, e un rigonfiamento sul lato destro del cilindro, dove ha nascosto lo stetoscopio, dovrei essere davvero ottuso se non lo riconoscessi come un membro attivo della classe medica.»

               Non potei fare a meno di ridere alla semplicità con cui spiegava i suoi processi deduttivi. «Ascoltando le sue spiegazioni», dissi, «le cose mi sembrano così ridicolmente semplici da farmi pensare che potrei facilmente fare lo stesso anch'io; anche se ogni volta che lei mi dà una dimostrazione del suo procedimento logico rimango sbalordito fino a quando non me lo spiega. Eppure, credo che i miei occhi siano buoni come i suoi.»

               «Proprio così», rispose accendendosi una sigaretta e sprofondandosi in poltrona. «Lei vede, ma non osserva. C'è una netta differenza. Per esempio, lei ha visto spesso i gradini che dall'ingresso portano in questa stanza.»

               «Spessissimo. »

               «Quante volte?»

               «Centinaia di volte, direi.»

               «Quanti sono?»

               «Quanti? Non lo so.»

               «Appunto! Non ha osservato. Eppure, ha visto. Questo è il nocciolo. [...] »

            Il dottor Watson e Sherlock Holmes stanno esaminando una lettera che non portava né data né firma né indirizzo.  In questo brano  si noterà che la capacità di osservazione di Holmes si coniuga con l'essere un grande conoscitore di cose e fatti. Una persona molto istruita e curiosa. Pasteur[8], parlando del ruolo del 'caso' nelle scoperte scientifiche, diceva che "Nel campo dell'osservazione, il caso favorisce soltanto la mente preparata"[9]. La lettera diceva:

Questa sera, a un quarto alle otto verrà da lei un signore che desidera consultarla su una faccenda su una faccenda di una certa importanza. Il suo recente intervento a favore di una delle case regnanti d'Europa ha dimostrato come lei sia persona cui ci si possa tranquillamente affidare in casi di cui non si può sottolineare mai abbastanza la gravità. Questo su di lei da ogni parte ci è stato riferito. Si trovi nella sua stanza dunque all'ora indicata, e non si offenda se il suo visitatore indosserà una maschera.

               [...]   «Questo è davvero misterioso», osservai. «Cosa pensa che voglia dire?»

               «Ancora non dispongo di nessun elemento. E' un errore enorme teorizzare a vuoto. Senza accorgersene, si comincia a deformare i fatti per adattarli alle teorie, anziché viceversa. Ma la lettera. Cosa deduce dalla lettera?»

               Esaminai accuratamente il testo e la carta su cui era scritto.

               «L'uomo che l'ha scritta è presumibilmente una persona agiata», dissi, cercando di imitare i metodi del mio amico. «Carta come questa costa per lo meno mezza corona al pacchetto. E insolitamente robusta e rigida.»

               «Insolitamente—il termine giusto», disse Holmes. «Non è fatta in Inghilterra. La metta controluce.»

               Obbedii e, nella grana della carta, vidi una «E» maiuscola e una «g» minuscola, una «P» e una «G» con una «t».

               «Che ne pensa?»

               «Senza dubbio, il nome del fabbricante; o, meglio, il suo monogramma.»

               «Niente affatto. La "G" con la "t" stanno per "Gesellschaft", cioè "Società" in tedesco. E un'abbreviazione consueta, come la nostra "Co." "P", naturalmente sta per "Papier". Veniamo ora alla "Eg". Diamo un'occhiata al nostro Continental Gazetteer.» Prese dagli scaffali un grosso volume. «Eglow, Eglonitz—eccolo qui—Egria. E' un paese di lingua tedesca—in Boemia, non lontano da Karlsbad. "Famoso per essere il luogo dove morì Wallenstein, e per le sue numerose vetrerie e cartiere". Ah, ah, ragazzo mio, che gliene pare?» esclamò esalando una trionfante nuvola di fumo azzurro della sua sigaretta.

               «La carta è stata fabbricata in Boemia», risposi.

               «Precisamente. E l'uomo che ha scritto il biglietto è un tedesco. Noterà l'insolita costruzione della frase "Questo su di lei da ogni parte ci è stato riferito". Non può averlo scritto né un francese né un russo. Solo i tedeschi maltrattano così i verbi. [...] »

            Nel prossimo episodio Sherlock Holmes è alle prese con le vicende strane della Lega dei capelli rossi. Ciò che il lettore potrà notare è l'atteggiamento di sufficienza e di poca considerazione per le abilità osservative del famoso detective da parte dell'uomo dai capelli rosso fuoco nei confronti di Holmes, dopo però che questi gli aveva svelato i criteri delle sue deduzioni. E' facile sottovalutare quando gli altri ti hanno spiegato le cose. Ma questo è un atteggiamento tipico delle persone ottuse. Il lettore ricorderà l'episodio dell'"uovo di Colombo".

               [...]   Esaminai attentamente quell'uomo cercando di imitare il mio amico e trarre delle indicazioni dai suoi abiti e dalla sua apparenza. Il mio esame non fu però molto proficuo. Sotto tutti gli aspetti, il nostro visitatore dava l'impressione di essere solo un comunissimo commerciante britannico, obeso, pomposo e poco interessante. Indossava dei calzoni di lana a quadretti bianchi e neri piuttosto sformati, una redingote nera non troppo pulita, sbottonata davanti, e un panciotto grigiastro con una pesante e vistosa catena dalla quale pendeva come ornamento un quadratino di metallo traforato. Accanto a lui, su una sedia, c'erano un cilindro spelacchiato e un cappotto di color marrone sbiadito con un collo di velluto stazzonato. Nell'insieme, per quanto lo osservassi, non trovavo in lui niente di straordinario a parte la sua capigliatura rosso fuoco e la sua espressione di estremo scontento e delusione.

               Col suo sguardo acuto, Holmes notò quello che stavo facendo e scosse la testa con un sorriso, cogliendo i miei sguardi indagatori. «Oltre al fatto evidente che, per un certo tempo, ha svolto un lavoro manuale, che fiuta tabacco, che è Massone, che è stato in Cina e che, di recente, ha scritto molto, non posso dedurre altro.»

               Il signor Jabez Wilson sobbalzò sulla sedia, con l'indice sul giornale ma con gli occhi fissi sul mio amico.

               «In nome di tutti i santi del Paradiso, come fa a sapere tutto questo, signor Holmes?», chiese. «Per esempio, come sa che ho svolto un lavoro manuale? E' verità di vangelo, perché ho iniziato a lavorare come carpentiere navale.»

               «Le sue mani, mio caro signore. La destra è molto più grande della sinistra. L'ha usata per lavorare e i muscoli sono più sviluppati.»

               «E il tabacco, allora, e la Massoneria?»

               «Non voglio insultare la sua intelligenza spiegandole come ho fatto a capirlo, tanto più perché, contrariamente alla rigida regola dell'ordine, lei porta sul bavero la spilla con arco e compasso.»

               «Ah, già, l'avevo dimenticato. Ma il fatto dello scrivere?»

               «Cos'altro si può dedurre dal suo polsino destro così logoro e dalla manica sinistra così consumata al gomito, nel punto che poggia sul tavolo?»

               «Va bene, ma la Cina?»

               «Il pesce tatuato sul suo polso sinistro non può essere stato eseguito che in Cina. Ho fatto un piccolo studio sui tatuaggi e ho anche pubblicato un opuscolo sull'argomento. Quel rosa delicato sulle scaglie del pesce è tipicamente cinese. Inoltre, quando vedo una moneta cinese che pende dalla sua catena dell'orologio, la cosa diventa ancora più semplice.»

               Il signor Jabez Wilson scoppiò in una fragorosa risata. «Be', questa poi! », esclamò. «In principio, pensavo che lei fosse di un'acutezza eccezionale ma adesso mi accorgo che, dopo tutto, non c'è niente di strano.»

               «Comincio a pensare, Watson, che dopotutto ho commesso uno sbaglio nel dare tante spiegazioni», disse Holmes. «Sa, Omne ignotum pro magnifico e, se continuerò ad essere così candidamente sincero, la mia modesta reputazione andrà a farsi benedire. […] »

"Forse mi sono allenato a vedere ciò che gli altri non vedono."

               […]   Sherlock l'accolse con la spontanea cortesia che gli era propria e, dopo aver chiuso la porta e averla fatta accomodare, la guardò con quel suo sguardo penetrante e svagato al tempo stesso.

               «Non trova che con la sua miopia sia un po' stancante battere tanto a macchina?», le chiese.

               «In principio sì», rispose, «ma adesso trovo i tasti senza guardarli.» Poi, rendendosi improvvisamente conto delle sue parole sobbalzò alzando gli occhi mentre un'espressione stupita e spaventata le si dipingeva sul volto largo e cordiale. «Lei sa chi sono, signor Holmes», esclamò, «altrimenti come potrebbe sapere queste cose? »

               «Non importa», rispose Holmes ridendo; «sapere le cose è il mio mestiere. Forse mi sono allenato a vedere ciò che gli altri non vedono. […] »

            Conan Doyle considera sì gli indizi molto importanti ma è altrettanto consapevole della loro rischiosità se utilizzati per giungere a delle conclusioni. Devono, al contrario, servire soltanto per far partire le indagini. Dopo aver fatto del paradigma indiziario il suo cavallo di battaglia, nell'episodio del "mistero di Boscombe Valley" fa dire a Sherlock Holmes questa frase:

               «Le prove indiziarie sono molto pericolose», […]. «Sembrano indicare senza dubbio una determinata cosa ma, se appena si osservano da un'altra angolazione, troviamo che indicano, altrettanto indubbiamente, qualcosa di totalmente diverso. […] »

            Nell'"avventura dei faggi rossi" si trova un'altra sfaccettatura relativa alla capacità di osservare che è determinata non solo dallo stato d'animo di chi osserva ma anche dalla preoccupazione del momento. Holmes sta seguendo il caso di un delitto avvenuto in una graziosa zona rurale dell'Hampshire nei pressi di Winchester.

               In tutta la campagna, fino alle colline che si rincorrevano intorno ad Aldershot, i tetti rossi e grigi delle fattorie occhieggiavano fra il verde tenero delle foglie nuove.

               «Guardi come sono belle e fresche!», esclamai con tutto l'entusiasmo di chi era appena emerso dalle nebbie di Baker Street.

               Ma Holmes scosse gravemente il capo.

               «Sa, Watson», mi disse, «la maledizione di una mente come la mia è che guardo tutto riferendolo al mio problema del momento. Lei osserva quelle case sparse e rimane colpito dalla loro bellezza. Io le osservo e il mio unico pensiero è che sono molto isolate e che vi si potrebbe commettere qualsiasi crimine impunemente.»

            E ora, per concludere questo che non è altro che uno dei possibili percorsi tesi a sollecitare un qualche livello di consapevolezza, si rifletta, prestando la massima attenzione, su alcune frasi dal sapore di aforisma dette da Sherlock Holmes, sparse qua e là nei vari racconti.

«Trovo che di solito sono proprio le cose non importanti che offrono il migliore campo di osservazione.»

«Da molto tempo il mio assioma è che le piccole cose sono di gran lunga le più importanti.»

«Non si basi mai sull'impressione generale, ragazzo mio, ma si concentri sui particolari.»

«I minimi dettagli sono importantissimi.»

«Nulla è più ingannevole di un fatto ovvio»

«Riconosco di essere stato cieco come una talpa, ma meglio imparare la saggezza tardi che non impararla mai.» 

«Non vedo niente», dissi restituendo il cappello al mio amico.

«Al contrario, Watson, lei vede tutto, ma non riflette su ciò che vede. »[10]

[1]  Arthur Conan Doyle, (1859-1930) era un medico, poi scrittore e giornalista.

[2] Cfr. l'Introduzione di Giuseppe Bonura all'edizione integrale del libro di Conan Doyle, Le avventure di Sherlock Holmes, Biblioteca Economica Newton, Roma 1991.

[3] Per una visione autorevole del problema, cfr. il libro di Stephen Jay Gould, Intelligenza e pregiudizio. Le pretese scientifiche del razzismo, Editori Riuniti, Roma 1985.

[4]  Georges Cuvier (1769-1832) era biologo, anatomista, paleontologo. Fu segretario dell'Académie des Science e in seguito ricoprì anche la carica di ispettore generale della pubblica istruzione.

[5]   Sigmund Freud (1856-1939) fu il fondatore della psicoanalisi.

[6]  Cfr. l'intervento dello studioso di semiotica Giovanni Manetti nel testo di M. Todeschini, C. Ziglio, Comparazione educativa, La Nuova Italia, Firenze 1992. Con riferimento all'uso del paradigma indiziario, Manetti ci parla inoltre, attingendo sempre allo scritto di Carlo Ginzburg Spie. Radici di un paradigma indiziario, di un certo Morelli, medico e conoscitore d'arte, che elabora un metodo rivoluzionario per scoprire i falsi d'autore nelle arti figurative. Morelli "suggerisce di non basarsi sui tratti che più centralmente definiscono lo stile e quindi la personalità di un pittore, perché sono anche i più facilmente imitabili, ma di osservare gli elementi più marginali della sua opera, ad esempio il modo di disegnare i lobi delle orecchie, le unghie, le dita dei piedi e delle mani, i particolari cioè più trascurabili e meno influenzati dalla volontà di esprimere uno stile personale, che vengono eseguiti quasi automaticamente. Sono proprio questi, paradossalmente, gli elementi che più rivelano la vera identità di un pittore […] ".

[7]   Ibid.

[8]   Louis Pasteur (1822-1895) era chimico e microbiologo.

[9]   Cfr. W. Ian B. Beveridge, L'arte della ricerca scientifica, Armando, Roma 1981, p. 172.

[10]   I brani sono tratti da Arthur Conan Doyle, Tutto Sherlock Holmes, 4 volumi, Newton Compton Editori, Roma.

 

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