07 - Come si diventa bravi etnografi

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Come si diventa bravi etnografi

            E' importante sapere che una competenza etnografica la si raggiunge, oltre che attraverso una conoscenza di una letteratura relativa, anche attraverso una accumulazione di esperienze. "Il nostro modello di  approccio etnografico - ci dicono i coniugi Spindler - è cresciuto sulla base della nostra esperienza sul campo".

               Noi siamo interessati al significato che gli attori sociali in determinati contesti asse­gnano al proprio comportamento e a quello degli altri. Ci occupiamo del modo in cui la gente organizza l'informazione perti­nente al loro comportamento nei contesti so­ciali. E tentiamo di capire come gli individui, in maniera emotiva, alterano la loro conoscenza culturale, assegnando di conseguenza priorità che non sono una funzione diretta della disposizione tassonomica di quella conoscenza culturale.

            Un esempio, credo, possa far capire ciò che i due studiosi ci dicono. Se in un ospedale, in cui la priorità istituzionale è quella di curare e assistere il malato, opera un medico o un infermiere/a che per sua formazione religiosa considera che attraverso la sofferenza ci si avvicina a Dio, assegnerà priorità al paziente ospedalizzato una occasione di riavvicinamento alla dimensione religiosa. Cogliere questo dato, potrà essere di grande aiuto per la comprensione del suo operare professionale. Ma cogliere questo dato è estremamente laborioso perché nessuno ha scritto in fronte quello che pensa. Un altro esempio potrebbe derivare dal mondo della scuola, là dove possiamo incontrare insegnanti che assegnano priorità a seconda di come considerano che cosa debba essere la scuola: per un insegnante la scuola potrebbe essere il luogo dove si sviluppano e quindi vanno coltivate le intelligenze; per un altro, la priorità della scuola potrebbe essere quella della socializzazione; per un altro ancora, quella di valutare; per un altro ancora, quella di selezionare. E' chiaro che le priorità determineranno anche i comportamenti professionali. Se un insegnante pensa che il ruolo della scuola è quello di selezionare, il suo comportamento nei confronti di un bambino o di un ragazzo in difficoltà, non sarà certo quello di aiutarlo. Sul piano dell'identità personale, ho conosciuto insegnanti che assegnando priorità a propri valori personali, non sopportavano le minigonne delle ragazze a scuola, e nonostante queste fossero delle brave alunne sul piano della preparazione, venivano punite e penalizzate sul piano del profitto.

            Così, nell'ambito della polizia, se un poliziotto pensa che questa istituzione debba soltanto reprimere, i suoi comportamenti professionali si adegueranno rispetto a quella priorità, anche se oggi, nei documenti ufficiali della Polizia di Stato la priorità istituzionale pone l'accento sulla dimensione preventiva e di aiuto ai cittadini nell'ambito della sicurezza.

            Riprenderò in fondo al capitolo quelle che sono per i due etnografi alcune  regole auree per realizzare una buona etnografia. Qui, intanto, cerchiamo di capire un po' alla volta quegli elementi attraverso i quali si costruisce un lavoro etnografico.

               I requisiti più importanti per un approccio et­nografico, come noi lo vediamo, è che il com­portamento nelle situazioni deve essere spie­gato dal punto di vista degli indigeni, e che comportamento e spiegazione devono essere registrati il più accuratamente e sistemati­camente possibile, usando qualsiasi aiuto ed espediente, come il prendere appunti, regi­strare e filmare. Ciò richiede ovviamente che l'etnografo sia presente nelle situazioni (cerimoniali, consiglio del direttore, incontro della commissione scolastica, classe, ecc. [nel caso in cui lo studio etnografico si svolga dentro una scuola]) […], ed essere capace di porre domande agli indigeni circa il loro comportamento. C'è una intera­zione costante tra osservazione e colloquio. Uno osserva, comincia a formulare domande, chiede e riceve risposte, osserva ancora con percezioni stimolate da nuova conoscenza cul­turale - affina le domande, le focalizza sulle relazioni che sembrano essere particolar­mente critiche, osserva ancora, cerca le ripe­tizioni del modello comportamentale con più precisione dell'inizio, ecc. ecc.

            Certo, per realizzare tutto questo, bisogna che l'etnografo abbia la consapevolezza di essere una persona che "disturba". Quanto più è consapevole di questo dato, tanto più la sua presenza sarà discreta e non invadente o imbarazzante. Cercherà di essere una persona delicata, sia nell'essere presente sia nel porre delle domande. Sarà molto difficile ottenere delle risposte utili alla comprensione di una determinata situazione se le domande vengono formulate con arroganza o brutalità. Sorrido sempre quando sento qualcuno che sostiene che conoscere un particolare ambiente basta che vada a fare delle interviste. Voglio segnalare qui un interessante studio di James P. Spradley, The Ethnography Interview[1],  tutto dedicato a come realizzare un'intervista.

            E' difficile trovare dei testi di metodologia dell'indagine sociale che si soffermi su come dev'essere il comportamento di un ricercatore, e tuttavia, in certi tipi di indagini sono importanti qualità personali quali la delicatezza d'animo, la sensibilità, l'umiltà, la curiosità discreta, ecc. ecc.

            E' interessante scoprire come i nostri due etnografi abbiano titolato un paragrafo con queste parole: "Gli etnografi sono persone che scocciano", ma proprio per questo, c'è modo e modo di essere degli scocciatori. Se si riflette bene attorno alla figura dell'osservatore di un contesto professionale, questi viene il più delle volte vissuto o come una spia o come un giudicatore del lavoro degli altri.

               Risentimento e rifiuto sono condizioni della vita sul campo. Sensibilità su e rispetto per quelle persone, osservando e domandando, sono essenziali.

            In più, molti aspetti anche della vita professionale possono essere di difficile osservazione diretta.

                Uno non entra nel letto con gli amanti per osservare come si fa l'amore. Si può invece parlare con gli amanti su come fanno l'amore - se loro possono e avranno voglia di parlarne. Molta informazione etnografica è di seconda mano, nel senso che non si può osservare direttamente ciò che sta avvenendo; la gente parla su qualcosa che è accaduto. La validità è simulata. Si compensa tentando di trovare un numero di persone disposte a parlare all'etnografo sul comportamento nascosto, sperando di dedurre elementi esplicativi riconoscibili da qualcuno o da tutti quelli che hanno risposto.

 

[1]   James P. Spradley, The Ethnography Interview,  Holt, Rinehart & Winston, New York - London 1979.

 

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